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Essere contrari alla Continuità Territoriale attuale, non significa essere contro il metodo del regime di servizio in generale, ma bisogna ragionare anche in termini turistici e di crisi che attualmente vige nel mercato italiano.
L’esigenza di una regione staccata dal resto della nazione e distante diverse ore di navigazione, di potersi muovere liberamente all’interno dei suoi confini ad un prezzo conveniente non si discute, ne si discute che queste tariffe devono rimanere entro un certo limite ragionabile.
Ma è altrettanto vero, che una Continuità Territoriale, debba anche permettere che un turista possa raggiungere il luogo creando un cosidetto limite di competività per la regione stessa. Mi spiego meglio, attualmente la Regione sta soffredo di una forte carenza di traffico turistico, additando come causa solo ed esclusivamente il costo del caro traghetti, che se pur vero non giustifica totalmente la diminuzione del turismo. Una prova di questo l’abbiamo a Cagliari, dove la presenza di un “forte” aeroporto con voli  low cost ha portato ad un inversione di tendenza locale e non generale del comparto turistico. Di conseguenza, si capisce che non tutti i mali arrivano dal comparto navale, ma altresì è stato danneggiato anche dal comparto aereo, dove buona parte delle rotte nazionali (il mercato di riferimento della Regione) viene gestita in totale monopolio da alcune compagnie.
Naturalmente, queste compagnie che gestiscono le rotte, attuano una varietà di tariffe, proprio per sopperire le carenze di passeggeri che in inverno in maniera naturale si creano.
L’attuale continuità territoriale, ha una serie di obblighi che a mio avviso creano non pochi problemi alle stesse compagnie e che fanno in modo d’avere un servizio peggiore, rispetto anche ad una libertà di mercato: La prima è anche l’unica da tenere in considerazione è l’obbligo di un utilizzo di un aereo di una certa capienza, quando sì in estate è  sufficiente (anzi a volte insufficiente) in inverno, quando invece il traffico si riduce drasticamente, rende necessario alle compagnie alzare sia il prezzo dei biglietti, sia diminuire le cosiddette “corse” per cercare di risparmiare se non addirittura cancellare del tutto la rotta.
E’ giustificabile un tale comportamento da parte delle compagnie? Naturalmente no, ma comprensibile sì. Una continuità o comunque un regime di servizio deve essere sia favorevole ai passeggeri come prima cosa, ma allo stesso tempo dev’essere favorevole alle stesse compagnie che operano in regime, dando una possibilità di “dialogo” da parte loro ed il mercato stesso.
La questione “aereo” è importante nel valutare la competitività di una rotta anche senza esser all’interno di un regime di servizio (quindi ripagati e finanziati nel caso), pensiamo allora in una situazione in cui una compagnia aerea è “costretta” ad operare in periodi in cui vola il 40% in meno su una rotta, ed esser costretti ad utilizzare un aereo con capienza superiore ai 169 passeggeri.
Le compagnie hanno quindi una “scusa” ma allo stesso tempo, molto spesso usano il “monopolio” dato loro in concessione per spillare soldi ai passeggeri non sardi, creando un forte danno al turismo regionale, abbassando quindi fortemente la competitività nel mercato turistico europeo e mediterraneo.
E neanche la scusa della “tariffa unica” avrebbe uno spazio all’interno del mercato, perché in questo momento di crisi non sarebbe mai accettata dalle compagnie aeree, dove ora al primo posto ora sta il guadagno e non la beneficenza.

Quale allora la strada che la regione potrebbe o dovrebbe percorrere per risolvere da una parte la situazione dei collegamenti necessari e dall’altra il mercato turistico?
1) Smetterla di operare un protezionismo nei confronti dei collegamenti aerei per poi lottare contro i monopoli navali, se si cerca di creare un libero mercato da una parte non è giustificabile il monopolio dall’altra.
2) Prendere una decisione seria ed operare in regime solo ed esclusivamente i collegamenti strettamente necessari per lo spostamento dei sardi e cioè Roma e Milano.
3) Nella continuità territoriale non dare un minimo di posti a volo, ma dare libertà alle compagnie di operare con che aerei desiderano mettendo un tetto minimo di posti a disposizione giornalieri e anzi favorire l’uso di un utilizzo di aerei piccoli per spalmare nell’arco di tutta la giornata la disponibilità.
4) Favorire l’immissione nel mercato nelle altre rotte di nuove compagnie, che creino mercato e facciano da pacere nella giungla a volte troppo fitta di prezzi e creare un vero e proprio mercato turistico oltre ad alternativa alla nave.
5) Cercare nei limiti del proprio ordinamento e possibilità di sviluppare assieme alle compagnie aeree, low cost e non. Una serie di pubblicità locali sia nella regione, sia negli aeroporti di destinazione per pubblicizzare sia la stessa regione, sia l’esistenza stessa del volo.

Non sarà mai semplice creare una nuova continuità territoriale, ma da qualche parte bisogna iniziare e mi auguro che la Regione capisca che è molto più importante in questo momento favorire il turismo e la libera circolazione piuttosto che favorire un isolamento che con i monopoli attuali è tutt’ora in atto.

Sardegna In Volo
Giuseppe Bassi